La festa di Sant’Antonio abate

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Protettore degli animali domestici

E’ una vecchia tradizione che affonda le sue radici nel mondo rurale quella dell’Antica Fiera di Sant’Antonio di Poggio a Caiano, che si svolgerà lungo l’intera giornata di domenica 14 gennaio nell’area compresa tra via Risorgimento e via Lombarda. Per l’occasione oltre ai banchi del mercato straordinario saranno presenti stand gastronomici con prodotti tipici del territorio, mezzi meccanici, animali da cortile e tante altre attrazioni che non mancheranno di attirare l’interesse e la curiosità di grandi e piccini (tra i vari appuntamenti del programma, reperibile sulla pagina web www.prolocopoggioacaiano.it, si segnalano la benedizione degli animali domestici, lo spettacolo equestre e il triathlon delle motoseghe). La manifestazione, riattivata nel 1997 dopo un’interruzione di circa cinquant’anni per volontà della Pro Loco, che la organizza con la collaborazione e il contributo dell’amministrazione comunale, si richiama alle consuetudini contadine della zona, e fa riferimento all’epoca in cui la maggior parte della popolazione locale era impiegata nel settore agricolo, e nel giorno che gli era dedicato dal calendario ecclesiastico onorava con devozione il santo protettore degli animali e dei raccolti.

Secondo la tradizione Sant’Antonio abate – da non confondere con Sant’Antonio da Padova, venuto al mondo circa un millennio più tardi – visse in Egitto fra il III e il IV secolo e condusse un’esistenza ascetica fino alla fine dei suoi giorni; viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano, e in età medievale gli è stato attribuito il patronato degli animali domestici, da stalla e da cortile. In virtù di quest’ultima caratteristica ancora oggi nella ricorrenza del 17 gennaio nelle parrocchie si perpetua l’usanza della benedizione degli animali, ma se adesso ad essere presentati nelle chiese sono prevalentemente quelli da compagnia un tempo ad avvicinarsi agli edifici sacri erano soprattutto i bovini e gli equini, ovverosia gli animali che offrivano il maggior contributo al lavoro e al sostentamento delle famiglie contadine. Nelle piazze di fronte alle chiese veniva infatti sottoposta alla benedizione dei sacerdoti una notevole quantità di quadrupedi, e insieme ad essi il fieno, le biade e la frutta di cui si nutrivano. Per l’evenienza era consuetudine preparare dei panini che dopo aver ricevuto l’aspersione dell’”acqua santa” servivano per estendere la benedizione anche agli esseri umani. Allo stato attuale i cosiddetti panini di Sant’Antonio, realizzati con farina, uova, burro e zucchero, subiscono una lavorazione piuttosto raffinata ed hanno un gusto spiccatamente dolce, tuttavia in origine sia l’impasto che il sapore erano notevolmente più semplici e grossolani.

Santo particolarmente caro agli agricoltori, che solitamente ne custodivano un’immagine nelle stalle e nei fienili per invocarne la protezione perpetua sul bestiame e sui campi, egli veniva chiamato in causa anche per rintracciare gli oggetti smarriti: “Sant’Antonio dalla barba bianca – si diceva abitualmente in quel caso –, fate ch’io ritrovi quello che mi manca”; o ancora: “Sant’Antonio abate, con le scarpe ricamate, con la veste di velluto, fatemi ritrovare quello che ho perduto”; e a questa supplica si facevano normalmente seguire un Pater, un’Ave e un Gloria. Era forse una fede povera e non scevra da qualche venatura superstiziosa quella che si accompagnava a questi piccoli rituali, ma nella sua genuinità risultava probabilmente assai più spontanea ed autentica di quella corrente, e palesava una religiosità che spesso non era disgiunta da credenze e pratiche di tipo propiziatorio e scaramantico.

Per quanto riguarda nello specifico Poggio a Caiano, che fino al 1962 formava un unico Comune con Carmignano, non sappiamo con esattezza quando la fiera abbia avuto inizio e come si articolasse con precisione, ma possiamo affermare con sicurezza che essa aveva luogo già nel XVIII secolo, dato che l’avvenimento è raffigurato in un celebre quadro di Giuseppe Maria Crespi, conosciuto anche come lo Spagnolo o lo Spagnoletto per il suo costume di indossare abiti attillati secondo la moda iberica, pittore bolognese attivo alla corte dei Medici che nel 1709 immortalò in una vasta tela dipinta ad olio conservata alla Galleria degli Uffizi di Firenze un’ampia scena di quello che doveva essere soprattutto un imponente mercato di bestiame, similmente a quanto avveniva nei paesi limitrofi di Carmignano, Comeana ed altri ancora. Se è presumibile che anticamente la manifestazione avesse luogo il 17 gennaio, dalla sua ripresa negli anni Novanta del Novecento essa viene celebrata la domenica più vicina a tale data. (Barbara Prosperi)


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