La storia di Santo Stefano alle Busche

B2A - La chiesa di Santo Stefano alle Busche

La prima chiesa di Poggio alla Malva

La chiesa di Santo Stefano alle Busche, situata a circa un chilometro di distanza dalla stazione ferroviaria di Carmignano, è stata la primitiva parrocchia di Poggio alla Malva. Le prime notizie riguardanti l’edificio, iniziato forse a cavallo tra il XII e il XIII secolo, risalgono alla metà del Duecento e nei più antichi documenti che lo riguardano viene citato come Santo Stefano a Brucianese. La costruzione venne eretta in prossimità dell’Arno e per questo motivo nel corso del tempo fu interessata da numerose inondazioni che resero necessario l’abbandono e il trasferimento della sede parrocchiale nel più tardo oratorio di San Sebastiano, ovverosia l’attuale chiesa del paese, che sorgendo in posizione più elevata fu giustamente ritenuto più sicuro e dopo essere stato opportunamente ampliato acquisì il nuovo titolo di Santo Stefano. Il vecchio edificio venne così sconsacrato e da quel momento (correva il 1741) subì di fatto un inarrestabile processo di decadimento che lo ha progressivamente ridotto ad un rudere, oggi peraltro anche difficilmente raggiungibile a causa della proliferazione incontrollata della vegetazione spontanea.

Le pareti interne della chiesa erano state decorate presumibilmente tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento con un ciclo di affreschi eseguito da una maestranza formatasi probabilmente alla scuola dell’Orcagna. La versione ufficiale della storia tramanda che a riscoprire i dipinti delle Busche furono negli anni Quaranta del secolo scorso il sacerdote Benvenuto Matteucci, allora parroco di Poggio alla Malva, e lo scrittore Piero Bargellini, futuro sindaco di Firenze, ospite con tutta la famiglia nella canonica del priore durante l’ultimo periodo del secondo conflitto mondiale, ma non molti anni fa il pittore Enzo Faraoni, scomparso da qualche mese, aveva raccontato di averli visti e segnalati alla Soprintendenza intorno al 1935, quando era ancora uno studente all’Istituto d’Arte di Porta Romana. All’epoca fu invitato a varcare la soglia dell’edificio da un contadino che lo aveva adibito a tinaia, e dopo esservi entrato trovò gli affreschi ricoperti da uno strato di muffa che ne alterava fortemente l’aspetto. Benché non si tratti di dipinti di qualità straordinaria, essi costituivano l’unico ciclo pittorico di età medievale conservatosi in maniera integrale all’interno del territorio, questo perché grazie alla sconsacrazione dell’edificio non subirono le manomissioni e le soppressioni di cui furono oggetto molte altre pitture parietali tra il XVIII e il XX secolo.

All’inizio degli anni Cinquanta Bargellini fece prelevare e trasportare a Firenze gli affreschi di Poggio alla Malva, li consegnò alla prestigiosa bottega dei Benini e ne finanziò interamente i lavori di restauro. Secondo quanto testimoniato da Lorenzo Petracchi, nipote di Matteucci, e da monsignor Paolo Benotto, segretario del religioso nel periodo in cui quest’ultimo ricopriva la carica di arcivescovo di Pisa, i quali ne raccolsero le confidenze, il parroco non venne mai messo al corrente delle intenzioni di Bargellini, che di fatto portò via i dipinti senza chiedere il permesso del priore e li trattenne poi nella sua abitazione. Matteucci non ebbe il cuore di denunciare il fatto alle autorità competenti e si limitò a indirizzare la sue rimostranze al vecchio amico, che dopo qualche tempo rimandò a Poggio alla Malva tre affreschi, che sono attualmente conservati nella chiesa parrocchiale di Santo Stefano. Il ciclo è dedicato alle storie della vita di Cristo e sembra essere composto da almeno dieci episodi: l’”Annunciazione”, l’”Adorazione dei pastori”, l’”Adorazione dei Magi”, il “San Giovanni Battista”, l’”Ultima Cena”, il “Bacio di Giuda”, “Cristo davanti a Pilato”, la “Flagellazione”, l’”Incontro con le tre Marie” e la “Deposizione”; di questi solamente il secondo, il sesto e l’ottavo hanno fatto ritorno al luogo di origine, mentre gli altri sono collocati nella casa dei Bargellini in via delle Pinzochere a Firenze.

Nel 2006, in occasione del quarantennale della devastante alluvione che colpì il capoluogo toscano, la famiglia Bargellini inviò alla stampa una lettera aperta nella quale manifestò la volontà di restituire alla parrocchia di Poggio alla Malva i dipinti rimasti a Firenze, “per ricostruire così la collezione completa, affinché tutti abbiano la possibilità di ammirare l’intera serie”. L’amministrazione comunale di Carmignano si interessò immediatamente della vicenda, ma a distanza di oltre dieci anni la situazione si trova ancora in fase di stallo. (Barbara Prosperi)


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