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LE ALTRE DOC
Il Carmignano non è però
solo rosso, anche se è soprattutto per questo vino
che tali colline sono diventate famose. Dai vitigni della
zona, accanto al Chianti Montalbano DOCG che è
prodotto senza l’aggiunta di Cabernet, nascono pure alcuni
considerevoli vini bianchi già apprezzati dal Datini.
Purtroppo sono prodotti in scarsa quantità, anche se
la loro tecnica di vinificazione si è affinata moltissimo
negli ultimi anni. Vi sono anche alcuni pregevoli Cabernet
e Merlot. Ma soprattutto c'è l'allegro Vin Ruspo
e l'ottimo Vin Santo: due vini pregiati al pari del Carmignano,
che dal 1982 si possono fregiare della denominazione di
origine controllata.
Il fatto di essere inclusi nello stesso
albo disciplinare del rosso ha loro arrecato alcuni problemi
allorché questa produzione fu promossa al rango di DOCG.
Per vin santo e vin ruspo si paventava addirittura una retrocessione
a semplici vini da tavola, con notevoli difficoltà di
commercializzazione in guisa del loro tenore alcolico. Poi però
tutto si è risolto ed oggi questo diritto, a più
riprese definito da viticoltori e legali come un qualcosa di
acquisito, è stato finalmente reintegrato.
Il nuovo disciplinare del 1994 ha per di
più concesso la DOC anche al Barco Reale, che
come il Ruspo è un vino che proviene dagli stessi vitigni
del Carmignano; anzi è in tutto e per tutto un
Carmignano, soltanto invecchiato e commercializzato più
giovane (dopo appena un anno).
In particolare il disciplinare prevede che i due
vini possano essere ottenuti dalle uve del rosso per scelta
vendemmiale o, limitatamente al Barco Reale, durante
lo stesso periodo di invecchiamento. Una versatilità
particolarmente apprezzata dai viticoltori, che, in annate abbondanti
di produzione o non eccelse, consentirà loro di proteggere
la qualità nel tempo del Carmignano DOCG e di
scegliere solo il vino più strutturato. Inoltre, secondo
lo stesso disciplinare, le uve provenienti dai vigneti del Barco
Reale e del Vin Ruspo potranno nel corso della vendemmia
essere destinate anche alla produzione del Vin Santo (sia esso
riserva o meno) nella sua variante più recente Occhio
di Pernice, dove invece che il Trebbiano è usato
il rosso Sangiovese.
Singolare, in ogni modo, è soprattutto la
storia del Vin Ruspo, riguardo alla quale merita di spendere
almeno due parole. E’ un vino rosato e versatile che può
essere bevuto anche fuori pasto, magari come aperitivo, che
si adatta bene con gli antipasti, col pesce e con i crostacei,
ma che si sposa pure con le carni in umido come pochi vini sanno
fare.
La sua origine è legata alla mezzadria, tanto
diffusa in Toscana. In tempo di vendemmia il mezzadro, con la
scusa che era tardi, ritardava il trasporto in fattoria dell'ultima
tinella di uva ammostata e durante la notte "ruspava"
un certo quantitativo di mosto che finiva nella sua cantina,
ossia se ne appropriava. Il padrone era ben a conoscenza del
giochetto, ma per amore del quieto vivere non sollevava obiezioni.
Il mostofiore veniva raccolto in damigiane e vi sostava per
tutto l'inverno senza essere governato.
Identica la tecnica che si segue oggi, anche se
invece che nelle cantine dei mezzadri si opera in quelle delle
fattorie. Fu un piccolo agricoltore, il compianto Sghedoni,
il primo ad imbottigliare un ruspo in questo modo. Ed oggi
tutti i carmignanesi ne hanno fatto tesoro e lo hanno imitato.
Appena poche ore dopo la vendemmia, o al massimo il giorno
successivo, il 5-10 per cento del mosto viene spillato dal
fondo dei tini che daranno poi vita al Carmignano.
Una volta poi chiarificato, nel giro cioè di uno o
due giorni, viene quindi travasato in un altro recipiente
ove avverrà la fermentazione.
Ne viene fuori un vino fresco e frizzante che
va bevuto giovane (era infatti il vino destinato al pranzo
della battitura) ma che si presta anche ad un modesto invecchiamento,
col quale assume un colore rosa ambrato.Si comincia infatti
a commercializzarlo giovanissimo, a novembre. Ma non decade
velocemente come i novelli. E specialmente d'estate il vin
Ruspo è una bevanda ideale.
Chiude la serie dei DOC il Vin Santo, che
secondo la tradizione nella sua variante dolce ed amabile si
sposa ottimamente con i cantuccini di Prato (ma che, con un
pizzico di campanilismo, potremmo dire che si accompagna ancora
meglio ai locali "biscotti di' Fochi", non fosse altro perché
anch'essi, oramai, fanno parte della tradizione carmignanese).
E' prodotto in piccole quantità e per il tipo secco si
tratta soprattutto di un vino da meditazione, usato a volte
per chiudere un pasto oppure fresco come aperitivo.
Al momento della vendemmia vengono scelte le uve
migliori, i cui grappoli, deposti su uno strato di foglie
e trasportati in cassette di legno, vengono lasciati appassire
su castelli e graticci di canna in grandi stanze ventilate.
Qui rimangono per quattro mesi, durante i quali si aprono
le finestre ai venti asciutti del nord; si chiudono e si brucia
un po' di zolfo quando imperversa lo scirocco. A gennaio,
quindi, i chicchi sani vengono "diraspati" e pigiati
e il liquido ottenuto è messo in recipienti di modesta
capacità (al massimo, in genere, di due quintali: per
disciplinare mai superiori ai cinque ettolitri). Qui, in ambienti
di solito sotto tetto (in modo che il mosto possa sentire
gli sbalzi termici del cambiamento delle stagioni), il vino
è lasciato invecchiare per tre o quattro anni: senza
travasi o colmature sul suo deposito, sotto una pellicola
naturale che lo protegge da una eccessiva ossidazione nel
caratello scolmo.
Si ottiene un giallo ambrato brillante di almeno
16 gradi dal profumo fine e dal sapore alcolico secco o abboccato,
che in bottiglia può essere invecchiato per un periodo
molto più lungo e affinarsi indefinitamente. Nel bicchiere
appare denso come l'olio ed è appena il 20-25 per cento
del peso in origine dell'uva che l'ha prodotto (il ché
fa indubbiamente lievitare i costi). Il disciplinare prevede
che si possano produrre 35 litri ogni 100 chili di uva. Ma
se l'uva è lasciata appassire per oltre quattro mesi
come a Carmignano, la resa è assai più bassa.
Nel 2000 nella zona di Carmignano sono stati prodotti appena
98 ettolitri di Vin Santo.
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