Una domenica alla scoperta di Artimino

Stavolta ci consigliamo ...

. … una visita accurata all’antico borgo di Artimino, fiore all’occhiello di Carmignano e una tra le mete più ambite della provincia di Prato per arte, storia e paesaggio. Artimino è oggi un piccolo agglomerato di case che conta appena duecento abitanti e domina da sopra un colle un paesaggio straordinario, proprio dirimpetto alla villa medicea dai cento camini costruita dal granduca Ferdinando I sul finire del ’500.

Per lo storico dell’Ottocento Emanuele Repetti il nome di Artimino deriverebbe dal latino “arctus minor”, cioè stretto minore rispetto all’altro stretto, più ampio ed esteso lungo sempre il corso dell’Arno, della Gonfolina. Già centro abitato in epoca etrusca e romana, il primo documento che lo ricorda è un privilegio del 25 febbraio 998 in cui Ottone III lo consegna, insieme ad altri possedimenti, al vescovo di Pistoia Antonio.

Il castello di Artimino, i cui resti sono ancora in parte visibili, è documentato fin dal 1026 e fu un forte di frontiera del comune di Pistoia molto importante, vista la posizione strategica. Della stessa epoca è la torre turrita (oggi con orologio), che da sempre contraddistingue l’accesso al centro del paese. Nel 1204 la Repubblica fiorentina tolse momentaneamente Artimino, comune indipendente del “distictus”, dall’orbita di influenza pistoiese. Riconquistatolo nel 1219, i pistoiesi lo persero di nuovo nel 1225, quando i fiorentini sottrassero al vescovo Ildebrando la “curtem carmignanam”. Nel 1226 si impadronì del castello la potente famiglia Fabbroni, già proprietaria di quello di Signa. Nel 1228 fu di nuovo assediato e conquistato da fiorentini e da allora graviterà nell’orbita della vicina Carmignano seguendone le sorti nel corso delle guerre tra Firenze e Pistoia. Rimurato e fortificato da Castruccio Castracani, il castello fu di nuovo assediato e conquistato dai fiorentini nel 1327, che ne stabilirono, col trattato di pace del 1329, il governo metà guelfo e metà ghibellino. Durante il Rinascimento divenne proprietà medicea, assieme alla vicina tenuta e riserva di caccia, e nel 1559 Cosimo I ne ordinò la riforma degli statuti speciali.

Borgo agricolo di notevole importanza sotto le dinastia anche dei Lorena, in quanto situato all’interno della bandita, il borgo di Artimino mantiene ancora oggi pressoché intatto il suo impianto medievale: ne sono segni evidenti la torre con orologio merlata, la cinta muraria che ancora esiste, la planimetria concentrica e le strette viuzze tempestate di vari negozietti di souvenir e delizie alimentari che rendono ancora più allegra e piacevole una passeggiata.

La pieve di San LeonardoNella zona più alta del borgo è conservato un ex oratorio che mostra la sua origine quattrocentesca grazie al portale in pietra. Probabilmente si tratta della chiesa di San Lorenzo (1383), poi soppressa. A sinistra dell’oratorio c’è la fattoria di Artimino, con strutture del primo Trecento. Poco distante dal cuore del borgo, sul crinale del colle, emerge da una verde e rigogliosa vegetazione la pieve di San Leonardo, pressoché contemporanea al paese se non più antica (anch’essa citata nel diploma imperiale del 998 d.C.). La chiesa è un raro esempio di edificio preromanico: inizialmente dedicata a Maria, il nome di Leonardo compare nel 1553.

Villa medicea La Ferdinanda detta dai cento caminiNel borgo di Artimino un bel viale alberato porte infine dalla porta turrita alla magnificente villa medicea “La Ferdinanda”. L’imponente costruzione fu voluta dal granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici, amante della caccia e del buon vino, e fu progettata nel 1596 dall’architetto di corte Bernardo Buontalenti. L’artista, già anziano e malato, pare che non partecipò direttamente alla direzione dei lavori. In appena quattro anni, dal 1596 al 1600, i lavori furono comunque portati a termine. Semplice ed elegante, l’edificio è comunemente noto come “villa dai cento camini” per la ricca serie di comignoli dalle forme diversificate che la caratterizzano.Circondata da un parco rigoglioso, non è purtroppo visitabile e fa parte dell’albergo Paggeria Medicea. Dal 1983 ospita però in due sale sotterranee il museo archeologico comunale, dove sono esposti gran parte dei reperti etruschi provenienti dagli scavi nelle necropoli e nell’abitato dell’insediamento etrusco d’Artimino. Le sale rimangono aperte tutti i giorni dalle 9 alle 13 (domenica compresa), con l’eccezione del mercoledì. Resti di edifici antichi, forse un’area sacra, sono visibili dietro la Piaggeria medicea, costruzione progettata anch’essa dal Buontalenti e detta già nel Seicento “de’ corridoi”, adiacente al Parco della villa e oggi sede di un elegante albergo. Dal colle che degrada dalla villa verso l’Arno è visibile anche la più vasta area cimiteriale del Montalbano, la necropoli etrusca di Prato Rosello dove sono stati identificati una decina di tumuli con tombe per lo più del VII secolo a.C. L’area che testimonia il passato etrusco della zona si espande fino alla vicina Comeana. Purtroppo le tombe etrusche di Prato Rosello non sono ancora visitabili internamente, se non saltuariamente. (wf)