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C'ERA UNA VOLTA (ed ancora oggi)
A
Carmignano si fa festa durante tutto l'anno. Ci son o manifestazioni
che rimandano al Medioevo, altre che traggono spunto da prodotti
tipici di questa terra. Non c'è un comun denominatore e sono
ora espressioni di sensibilità religiose, ora di un acceso
campanilismo che tuttoggi sopravvive. Ecco alcuni cenni, racconti
e curiosità sulle maggiori di queste feste.
Per saperne di più visita il sito
ufficiale della festa del San Michele: www.festadisanmichele.it
Rievocazione
storica-religiosa
della Passione di Gesù Cristo
La sera del Giovedì Santo a Comeana, ogni
tre anni (l'ultima volta è stata il 17 aprile del 2003,) la
centralissima piazza Cesare Battisti si trasforma in un sinedrio
e va in scena il processo di Pilato a Gesù Cristo. Una collinetta
artificiale viene allestita nel vicino campo sportivo, lampi
di luce illuminano il cielo; ed è lì che ha luogo, qualche ora
più tardi, la crocifissione.E' la rievocazione della Passione
di Gesù Cristo e dei tragici momenti che l'accompagnarono: una
tradizione che affonda le sue radici nei Drammi sacri del Medioevo,
vere e proprie liturgie nate per una sentita esigenza visiva
del popolo. Prima dominava la parte religiosa. Dal secondo dopoguerra
e soprattutto con la ripresa della manifestazione nel 1982 ha
iniziato a prevalere la parte storica. Oltre cinquecento sono
i figuranti coinvolti, che a piedi o a cavallo sfilano per le
vie del paese. E il percorso è rimasto grosso modo lo stesso
un tempo: lungo ed articolato per permettere, almeno in passato,
ai vari corpi musicali impegnati nella sfilata di raggiungere
le fattorie (che si trovavano tutte fuori del paese), fonte
generose di offerte in natura e in denaro.
Calici di Stelle
Un
brindisi alle stelle
cadenti, nella notte di San Lorenzo (il 10 agosto).
Dal 2000 la Pro Loco organizza nella suggestiva e maestosa antica
Rocca medievale, che sovrasta tutt'oggi il borgo di meno di
duemila anime del capoluogo, "Calici di Stelle": la grande festa
in contemporanea in tutta Europa, a cui un po' tutte le città
del vino aderiscono. E Carmignano, la più piccola Docg d'Italia
e la quarta in ordine di tempo istituita nel 1990 in Toscana,
è una di queste. E' un'occasione suggestiva per assaggiare il
corposo ed elegante "Carmignano rosso DOCG" (prodotto principe
di queste colline), il più giovane "Barco Reale" DOC, che ricorda
nel nome la grande riserva di caccia che i Medici vollero erigere
da queste parti, il fresco Vin Ruspo DOC e l'amabile Vin Santo
che nell'anno del Giubileo papa Woityla ha usato nella sua cappella
privata. Assieme al vino stuzzichini al cacio pecorino, finocchiona,
salame toscano, soprassata e pane condito con l'olio di Carmignano.
La degustazione, accompagnata da racconti legati al bastione
e da musiche di sottofondo, si svolge solitamente nel giardino
interno e più sommitale della Rocca (di fronte a quella torre
campanaria che un tempo non troppo lontano scandiva con i suoi
rintocchi la vita nelle campagne circostanti). Più in basso,
in mezzo agli olivi, un astrofilo illustra stelle e costellazioni
dalla "culla", luogo un tempo riservato alle vedette. Nel 2001
in più di mille hanno varcato la porta dell'antico castello.
San
Michele a Carmignano
I
colori bianco, celeste, giallo e verde dei rioni, i quattro
giri di due piazze ed una via (a rotta di collo) su altrettanti
ronzini cavalcati a pelo, la meraviglia infine che quei carri
e la maestria di registi, coreografi e scenografi (che nella
vita fanno tutt'altro) suscitano ogni anno nelle migliaia
di spettatori che si assiepano attorno alla centralissima
piazza Vittorio Emanuele II. E che si chiedono: "Come può
tutto ciò avvenire in una paese così piccolo ?" Settembre
a Carmignano vuol dire indubbiamente palio dei ciuchi e festa
di San Michele. La spumeggiante manifestazione, capace ancora
oggi di incendiare gli animi di un paese intero, fu ideata
tra il 1931 e il 1932. La presenza del capitano del popolo,
i costumi dei valletti e la stessa prosa rimanda al Medioevo.
Ma quella del periodo del Fascio fu sicuramente un'invenzione,
anche se il culto di San Michele, arcangelo dalla spada roteante
debellatore di demoni, esisteva a Carmignano da secoli e risale
alle popolazioni longobarde stabilitesi in tempi antichi nel
Castello Anche allora in molti giungevano a Carmignano dal
contado circostante: ma diversi erano i giochi e diversa la
festa, nata come gesto di rivalsa nei confronti dei dominatori
pistoiesi . In quella ripresa degli anni Trenta le autorità
dell'epoca, nell'intento di indirizzare verso usi comuni i
diversi paesi del territorio, tentarono anche di coinvolgere
le altre frazioni. Nella sfilata di carri allegorici, assai
meno elaborata di adesso, Carmignano gareggiava quindi unita,
anziché divisa in quattro rioni. Ma l'esperimento, più imposto
che sentito, ebbe seguito solo per un paio di edizioni. Peraltro
Poggio a Caiano, allora parte di Carmignano, disertò sempre
la festa; e solo Comeana e Seano vi parteciparono. Le contrade
che ancora oggi sopravvivono furono istituite nel 1934. Tra
i colori fu accuratamente evitato il rosso, mentre fu concesso
ai verdi di inserire nel loro stemma un'incudine e martello.
La festa si svolgeva
comunque nel solo giorno consacrato al santo, il 29 settembre,
così come in un solo giorno (fino a tutti gli anni Cinquanta)
e peraltro di pomeriggio si teneva il Palio. Anche il percorso
era diverso. Si disputava difatti lungo la strada che da Torcicoda
sale fino al palazzo comunale, dove era l'arrivo ed il cerchio
da forare.Ma i ciuchi, riottosi e non certo addestrati come
oggi quasi al pari di cavalli, erano gli stessi usati dai
contadini nel lavoro nei campi. Scalciavano, si impuntavano
e capitava non di rado che avvezzi oramai al tran tran quotidiano
imboccassero la via che scendeva al mulino del paese, andando
a sbattere contro la folla che era assiepata ai margini della
strada. O magari svoltavano per i"Renacci", in mezzo alle
risate di tutti.
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per visitare il sito ufficiale della festa
L'Antica
Fiera di Carmignano
Un
tempo era un grande mercato agricolo, oggi è una viva festa
di piazza con tante curiosità ed un po' di amarcord. La Fiera
ai primi di dicembre era il momento durante l'anno in cui anche
i mezzadri con minori possibilità economiche, donne e uomini
che fossero, compravano qualcosa di non strettamente necessario.
Un ombrello, un paio di pantaloni, una giacchetta: una frusta
nuova per il cavallo o il "Superiride" per ritingere i vestiti.
"Era il giorno più bello dell'anno" ricorda ancora oggi qualche
vecchio carmignanese. E alla Fiera c'era davvero di tutto. Si
potevano acquistare i maialini da allevare, si vendevano i particolari
fichi secchi di Carmignano (che alla festa, per un certo periodo,
hanno dato anche il nome). Ma non sempre i fichi secchi c'erano.
Sulla piazza i prezzi erano bassi e si preferiva venderli allora
ai negozianti fiorentini, nei giorni precedenti (quando non
prendevano addirittura la via d'oltreoceano). Nel 1913 la Fiera
fu addirittura quasi fatta senza fichi. I pochi trattati vennero
venduti tra le 2 lire e 40 centesimi e le 3 lire e 70 al chilo.
Nel 1917 andò ancora peggio. Per via del calmiere i prezzi scesero
ad 1 lira e 72 centesimi. Qualche fico fu venduto a Firenze.
Per gli altri i carmignanesi, riferiva al sindaco l'incaricato
del peso pubblico, pensarono bene che fosse meglio tenerseli
per mangiare anziché "comprare altra roba, giacché tutto era
più caro". Per la Fiera comunque le strade si riempivano di
venditori ambulanti. Qualche giorno prima le botteghe si approvvigionavano
di mercanzie: sale di soda, segatura, caramelle, cinabrese,
spazzole, granate e funi. Babbo Natale ancora non passava e
la Fiera, per bambini e ragazzi, voleva dire una piccola somma
da spendere in dolci e giocattoli La sera prima della festa,
raccontano i più anziani del paese, nella bottega dell'Armida
si cominciava a "castrare" le castagne per vendere le bruciate
e a bollire la verdura per fare le "palline di erbi". Il Bellini
aveva una drogheria e non faceva ancora i celebri e blasonati
biscotti da assaporare con o senza il vin Santo. Ma perché l'Antica
Fiera di Carmignano era intitolata a Sant'Andrea, se per tradizione
il giorno di festa è il primo martedì di dicembre ? Il mistero
è presto chiarito. La data ad un certo punto fu cambiata: pare
per la concomitanza con altre fiere di comuni vicini. Almeno
fino al 1833 la festa di Carmignano aveva infatti luogo il 30
novembre, giorno appunto di Sant'Andrea. Così ricorda anche
il Repetti, accademico dei Georgofili, nel suo dizionario geografico
fisico e storico della Toscana. La più antica citazione della
festa è comunque del 1392 e la troviamo in uno statuto comunale,
che prevedeva una sorta di mercato nei pressi del municipio
che allora sorgeva all'interno della cerchia muraria della Rocca.
Tuttavia il massimo fulgore della rassegna fu raggiunto nel
diciottesimo secolo. Non a caso il 23 novembre 1704 fu stabilito
che l'Antica Fiera durasse tre giorni, tanta era oramai la notorietà
acquisita e la fama che per vino, olio e fichi secchi Carmignano
aveva assunto. Perfino da Prato ci si muoveva con grande interesse
ed attrazione. Ne da testimonianza nel 1721 il conte Giuseppe
Maria Casotti nel suo "Lunario Storico Pratese". Scriveva al
30 novembre: "In questo giorno concorrono molti pratesi a Carmignano,
dove è la Fiera…".
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