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Il Campano della Rocca, simbolo di Carmignano
 


C'ERA UNA VOLTA
(ed ancora oggi)


Il palio dei ciuchi a settembreA Carmignano si fa festa durante tutto l'anno. Ci son o manifestazioni che rimandano al Medioevo, altre che traggono spunto da prodotti tipici di questa terra. Non c'è un comun denominatore e sono ora espressioni di sensibilità religiose, ora di un acceso campanilismo che tuttoggi sopravvive. Ecco alcuni cenni, racconti e curiosità sulle maggiori di queste feste.

Per saperne di più visita il sito ufficiale della festa del San Michele: www.festadisanmichele.it

Rievocazione storica-religiosa
della Passione di Gesù Cristo

La festa in una delle edizioni passate

La sera del Giovedì Santo a Comeana, ogni tre anni (l'ultima volta è stata il 17 aprile del 2003,) la centralissima piazza Cesare Battisti si trasforma in un sinedrio e va in scena il processo di Pilato a Gesù Cristo. Una collinetta artificiale viene allestita nel vicino campo sportivo, lampi di luce illuminano il cielo; ed è lì che ha luogo, qualche ora più tardi, la crocifissione.E' la rievocazione della Passione di Gesù Cristo e dei tragici momenti che l'accompagnarono: una tradizione che affonda le sue radici nei Drammi sacri del Medioevo, vere e proprie liturgie nate per una sentita esigenza visiva del popolo. Prima dominava la parte religiosa. Dal secondo dopoguerra e soprattutto con la ripresa della manifestazione nel 1982 ha iniziato a prevalere la parte storica. Oltre cinquecento sono i figuranti coinvolti, che a piedi o a cavallo sfilano per le vie del paese. E il percorso è rimasto grosso modo lo stesso un tempo: lungo ed articolato per permettere, almeno in passato, ai vari corpi musicali impegnati nella sfilata di raggiungere le fattorie (che si trovavano tutte fuori del paese), fonte generose di offerte in natura e in denaro.

 

Calici di Stelle

Al vino è dedicato anche un museo a Carmignano. Questa è la collezione Melis, che si trova all'internoUn brindisi alle stelle cadenti, nella notte di San Lorenzo (il 10 agosto). Dal 2000 la Pro Loco organizza nella suggestiva e maestosa antica Rocca medievale, che sovrasta tutt'oggi il borgo di meno di duemila anime del capoluogo, "Calici di Stelle": la grande festa in contemporanea in tutta Europa, a cui un po' tutte le città del vino aderiscono. E Carmignano, la più piccola Docg d'Italia e la quarta in ordine di tempo istituita nel 1990 in Toscana, è una di queste. E' un'occasione suggestiva per assaggiare il corposo ed elegante "Carmignano rosso DOCG" (prodotto principe di queste colline), il più giovane "Barco Reale" DOC, che ricorda nel nome la grande riserva di caccia che i Medici vollero erigere da queste parti, il fresco Vin Ruspo DOC e l'amabile Vin Santo che nell'anno del Giubileo papa Woityla ha usato nella sua cappella privata. Assieme al vino stuzzichini al cacio pecorino, finocchiona, salame toscano, soprassata e pane condito con l'olio di Carmignano. La degustazione, accompagnata da racconti legati al bastione e da musiche di sottofondo, si svolge solitamente nel giardino interno e più sommitale della Rocca (di fronte a quella torre campanaria che un tempo non troppo lontano scandiva con i suoi rintocchi la vita nelle campagne circostanti). Più in basso, in mezzo agli olivi, un astrofilo illustra stelle e costellazioni dalla "culla", luogo un tempo riservato alle vedette. Nel 2001 in più di mille hanno varcato la porta dell'antico castello.

 

San Michele a Carmignano

La magia dei carri allegorici del San MicheleI colori bianco, celeste, giallo e verde dei rioni, i quattro giri di due piazze ed una via (a rotta di collo) su altrettanti ronzini cavalcati a pelo, la meraviglia infine che quei carri e la maestria di registi, coreografi e scenografi (che nella vita fanno tutt'altro) suscitano ogni anno nelle migliaia di spettatori che si assiepano attorno alla centralissima piazza Vittorio Emanuele II. E che si chiedono: "Come può tutto ciò avvenire in una paese così piccolo ?" Settembre a Carmignano vuol dire indubbiamente palio dei ciuchi e festa di San Michele. La spumeggiante manifestazione, capace ancora oggi di incendiare gli animi di un paese intero, fu ideata tra il 1931 e il 1932. La presenza del capitano del popolo, i costumi dei valletti e la stessa prosa rimanda al Medioevo. Ma quella del periodo del Fascio fu sicuramente un'invenzione, anche se il culto di San Michele, arcangelo dalla spada roteante debellatore di demoni, esisteva a Carmignano da secoli e risale alle popolazioni longobarde stabilitesi in tempi antichi nel Castello Anche allora in molti giungevano a Carmignano dal contado circostante: ma diversi erano i giochi e diversa la festa, nata come gesto di rivalsa nei confronti dei dominatori pistoiesi . In quella ripresa degli anni Trenta le autorità dell'epoca, nell'intento di indirizzare verso usi comuni i diversi paesi del territorio, tentarono anche di coinvolgere le altre frazioni. Nella sfilata di carri allegorici, assai meno elaborata di adesso, Carmignano gareggiava quindi unita, anziché divisa in quattro rioni. Ma l'esperimento, più imposto che sentito, ebbe seguito solo per un paio di edizioni. Peraltro Poggio a Caiano, allora parte di Carmignano, disertò sempre la festa; e solo Comeana e Seano vi parteciparono. Le contrade che ancora oggi sopravvivono furono istituite nel 1934. Tra i colori fu accuratamente evitato il rosso, mentre fu concesso ai verdi di inserire nel loro stemma un'incudine e martello. La foga del PalioLa festa si svolgeva comunque nel solo giorno consacrato al santo, il 29 settembre, così come in un solo giorno (fino a tutti gli anni Cinquanta) e peraltro di pomeriggio si teneva il Palio. Anche il percorso era diverso. Si disputava difatti lungo la strada che da Torcicoda sale fino al palazzo comunale, dove era l'arrivo ed il cerchio da forare.Ma i ciuchi, riottosi e non certo addestrati come oggi quasi al pari di cavalli, erano gli stessi usati dai contadini nel lavoro nei campi. Scalciavano, si impuntavano e capitava non di rado che avvezzi oramai al tran tran quotidiano imboccassero la via che scendeva al mulino del paese, andando a sbattere contro la folla che era assiepata ai margini della strada. O magari svoltavano per i"Renacci", in mezzo alle risate di tutti.

Clicca qui per visitare il sito ufficiale della festa

 

L'Antica Fiera di Carmignano

Un mercatino primaverile a Carmignano. Tutte le prime domeniche del mese è festaUn tempo era un grande mercato agricolo, oggi è una viva festa di piazza con tante curiosità ed un po' di amarcord. La Fiera ai primi di dicembre era il momento durante l'anno in cui anche i mezzadri con minori possibilità economiche, donne e uomini che fossero, compravano qualcosa di non strettamente necessario. Un ombrello, un paio di pantaloni, una giacchetta: una frusta nuova per il cavallo o il "Superiride" per ritingere i vestiti. "Era il giorno più bello dell'anno" ricorda ancora oggi qualche vecchio carmignanese. E alla Fiera c'era davvero di tutto. Si potevano acquistare i maialini da allevare, si vendevano i particolari fichi secchi di Carmignano (che alla festa, per un certo periodo, hanno dato anche il nome). Ma non sempre i fichi secchi c'erano. Sulla piazza i prezzi erano bassi e si preferiva venderli allora ai negozianti fiorentini, nei giorni precedenti (quando non prendevano addirittura la via d'oltreoceano). Nel 1913 la Fiera fu addirittura quasi fatta senza fichi. I pochi trattati vennero venduti tra le 2 lire e 40 centesimi e le 3 lire e 70 al chilo. Nel 1917 andò ancora peggio. Per via del calmiere i prezzi scesero ad 1 lira e 72 centesimi. Qualche fico fu venduto a Firenze. Per gli altri i carmignanesi, riferiva al sindaco l'incaricato del peso pubblico, pensarono bene che fosse meglio tenerseli per mangiare anziché "comprare altra roba, giacché tutto era più caro". Per la Fiera comunque le strade si riempivano di venditori ambulanti. Qualche giorno prima le botteghe si approvvigionavano di mercanzie: sale di soda, segatura, caramelle, cinabrese, spazzole, granate e funi. Babbo Natale ancora non passava e la Fiera, per bambini e ragazzi, voleva dire una piccola somma da spendere in dolci e giocattoli La sera prima della festa, raccontano i più anziani del paese, nella bottega dell'Armida si cominciava a "castrare" le castagne per vendere le bruciate e a bollire la verdura per fare le "palline di erbi". Il Bellini aveva una drogheria e non faceva ancora i celebri e blasonati biscotti da assaporare con o senza il vin Santo. Ma perché l'Antica Fiera di Carmignano era intitolata a Sant'Andrea, se per tradizione il giorno di festa è il primo martedì di dicembre ? Il mistero è presto chiarito. La data ad un certo punto fu cambiata: pare per la concomitanza con altre fiere di comuni vicini. Almeno fino al 1833 la festa di Carmignano aveva infatti luogo il 30 novembre, giorno appunto di Sant'Andrea. Così ricorda anche il Repetti, accademico dei Georgofili, nel suo dizionario geografico fisico e storico della Toscana. La più antica citazione della festa è comunque del 1392 e la troviamo in uno statuto comunale, che prevedeva una sorta di mercato nei pressi del municipio che allora sorgeva all'interno della cerchia muraria della Rocca. Tuttavia il massimo fulgore della rassegna fu raggiunto nel diciottesimo secolo. Non a caso il 23 novembre 1704 fu stabilito che l'Antica Fiera durasse tre giorni, tanta era oramai la notorietà acquisita e la fama che per vino, olio e fichi secchi Carmignano aveva assunto. Perfino da Prato ci si muoveva con grande interesse ed attrazione. Ne da testimonianza nel 1721 il conte Giuseppe Maria Casotti nel suo "Lunario Storico Pratese". Scriveva al 30 novembre: "In questo giorno concorrono molti pratesi a Carmignano, dove è la Fiera…".

 

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