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QUELLA NUVOLA DI COLORI CHE E' LA VISITAZIONE
DEL PONTORMO
Si può
scoprire il Montalbano anche volando sulle ali di un arcobaleno.
E in questo caso il viaggio non può che iniziare dalla chiesa
del capoluogo e da quell'affascinante nuvola di colori che
è la "Visitazione" di Jacopo Carucci detto il Pontormo (1494-1556),
una delle testimonianze più ammirevoli del Manierismo italiano
conservata sul secondo altare di destra, edificato nel 1740,
della pieve di San Michele. L'opera, una tavola dipinta ad
olio tra il 1528 e il 1530 (di cui non si hanno notizie certe
sino alla metà del Seicento, quando risulta in possesso della
ricca famiglia fiorentina dei Pinadori, proprietari di case
a Carmignano) è certo il pezzo di maggior pregio dell'intera
canonica. Ancora oggi queste quattro donne affascinano chi
le osserva per l'armonia della composizione e la leggerezza
delle vesti. E le circonda un'aura di mistero che Bill Viola,
artista e fotografo americano contemporaneo, ha cercato di
ricreare con un'installazione audiovisiva, ispirata all'opera
del Pontormo, che nel 2001 è stato ospitata per qualche mese
anche a Carmignano. Il dipinto propone un tema molto diffuso
nell'iconografia cristiana: tema che Pontormo si era già impegnato
a rappresentare nel giovanile lavoro del chiostrino dei voti
della chiesa fiorentina della SS. Annunziata (1516). Ricorda
infatti la visita di Maria ad Elisabetta, dopo l'annuncio
dell'incarnazione. [Luca 1,42]. Il dipinto conserva ancora
in modo eccezionale la distintiva gamma coloristica dell'artista
manierista, giocata in questo caso sull'accostamento di toni
leggeri - verde salvia, rosa, arancio -, dotati però di un'intensa
luminosità e stesi in modo da conferire leggerezza ai manti
ed ai veli delle quattro donne.Con gli occhi di un fotografo
moderno potremmo dire che la parte superiore della quattro
donne è come ripresa da un teleobiettivo, mentre la sagoma
inferiore ha le curve e la prospettiva di un grandangolo.
Pontormo, ricostruisce in questa sua opera il momento più
intenso dell'incontro fra le due donne e le loro ancelle,
collocando sullo sfondo le strade ed i palazzi di una città
rinascimentale. Partendo
dalla forma geometrica del rombo, mediata da una stampa di
Durer (uno degli artisti da lui più studiati) dispone le quattro
figure creando un effetto di grande intensità: Maria ed Elisabetta
si fissano lasciando trasparire la consapevolezza comune del
loro ruolo, (essere madre di Gesù l'una e di Giovanni Battista
l'altra), mentre le due ancelle, interpretate da qualcuno
come immagini speculari di Maria ed Elisabetta - basti notare
la grande somiglianza anche nelle vesti - fissano con ossessiva
intensità l'osservatore del quadro, cercando di attirarne
l'attenzione ed indurlo alla riflessione. Lo sguardo fisso
è infatti tipico della riflessione interiore. L'ipotesi più
accreditata sul motivo dell'assoluto silenzio sulla Visitazione
da parte degli "storici dell'arte" coevi, (la prima citazione
risale al 1677 ed è di Cinelli) sostiene che per prudenza
omisero di parlarne essendo la famiglia Pinadori, proprietari
e committenti dell'opera, avversari politici dei Medici. Una
seconda ipotesi conduce invece ad indagare il campo delle
teorie religiose. Maria ed Elisabetta sono state talvolta
identificate come simboli del Nuovo e dell'Antico testamento,
oppure, ripensando all'abbraccio, quale simbolo dell'unione
tra la vecchia chiesa di Roma e la nuova chiesa cattolica.
Negli anni in cui Pontormo probabilmente dipinse questo quadro
a Firenze la nuova chiesa si identificava con quella auspicata
dal predicatore ferrarese Savonarola, antimediceo ed antipapale
(bruciato come eretico in Piazza della Signoria). La probabilità
che si alludesse a questo significato, la supremazia della
nuova chiesa sulla vecchia, avrebbe quindi potuto giustificare
l'occultamento dell'opera. Specialmente in periodo di controriforma.
(wf)
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