Antiche pievi ed abbazie

Montalbano, crocevia di pellegrini

La storia di Carmignano non è fatta solo di Etruschi, di guerre ed assedi. Ne sono stati protagonisti anche frati, monaci ed antichi pellegrini. Nel nostro viaggio attraverso i colori del Montalbano pratese il rosso vivo di una battaglia lasia così il posto a tinte meno sgargianti che invitano alla meditazione. Le pievi e chiese più significative del Montalbano risalgono al periodo medievale. Erano situate in zone che rappresentavano il crocevia di viandanti e di pellegrini ed ognuna conserva tutt’oggi un fascino speciale: prima fra tutte l’abbazia di San Giusto, nel suo sobrio ed imponente stile romanico. Immersa in una ricca vegetazione di lecci, cerri e pini ai piedi della vetta Pietramarina, nel cuore del Montalbano orientale a 408 metri sul livello del mare, fu costruita da monaci dell’ordine di Brunone da Cluny tra l’XI e il XII secolo. Diventata col tempo rifugio sicuro per chi si avventurava per quei sentieri impervi e rischiosi, popolati allora da fiere e briganti, l’abbazia (oggi monumento nazionale) fu il punto di riferimento per tanti viaggiatori, al pari dei vicini romitori di Sant’Alluccio e San Baronto. Si racconta che a guidare i viandanti spersi nella stagione invernale era una campana, detta “la Sperduta”, che sul far del tramonto risuonava. Un’altra leggenda (come tutte le leggende in verità abbastanza inverosimile) vuole anche che i tre monaci eremiti francesi impegnati nella costruzione dei tre rifugi, benché lontani oltre una decina di chilometri in linea d’aria, si passassero vicendevolmente la mestola per murare pietra su pietra. Similmente anche la chiesa di San Martino in Campo, per pochi metri nel comune di Capraia e Limite, sorge su quello che fu uno dei principali collegamenti stradali tra il Montalbano inferiore e la zona di Montelupo ed Empoli. Il sentiero sterrato che porta a San Giusto è ancora oggi percorribile. Venne fondata attorno alla metà dell’XI secolo dai Benedettini. Cento anni dopo subì un crollo e fu per ampi tratti totalmente ricostruita, subendo nel corso dei secoli successivi – quando passò all’ordine dei Vallombrosiani e poi a quello degli Agostiniani – altre decisive modificazioni strutturali. Altra chiesa particolarmente suggestiva, vero e proprio gioiello romanico nel quale è stato riconosciuto l’intervento di maestranze lombarde attive in Toscana, è la pieve di San Leonardo ad Artimino. L’ impianto originario, che non ha subito sostanziali trasformazioni, è ammirabile in tutta la sua monumentalità. La chiesa fu probabilmente eretta nel X secolo e parzialmente ristrutturata nel XII (si narra che ad interessarsene fu la contessa Matilde di Canossa, donna dal piglio assai deciso), mentre la copertura a volte a crociera è trecentesca. Con la propositura di San Michele a Carmignano, sono questi i luoghi principali dell’arte sacra carmignanese. Ma tanti altri capolavori romanici tempestano e ricamano il territorio ed arrichiscono quasi ogni singola frazione: la chiesetta di San Pietro a Verghereto del XII secolo; la chiesa di Santa Maria Assunta a Bacchereto, che fu costruita intorno al Mille laddove sorgeva un castello, la piccola pieve di San Lorenzo a Montalbiolo anch’essa del XII secolo e le chiese di San Pietro a Seano e San Michele a Comeana, del X e XIII secolo. Anche se di antica data, la chiesa di San Pietro a Seano non conserva molto dei ricordi di quell’epoca: giusto le fondamenta. Eppure fu pievania e collegiata ancora prima di Carmignano. Sull’ambone in pietra si nota ancora lo stemma dei monaci olivetani, di cui fu badia. Il fonte battesimale è opera dello scultore contemporaneo e compaesano Quinto Martini. Si segnala comunque per un crocifisso del Trecento, l’opera forse più antica di tutto il territorio (Etruschi e architetture a parte), e una statuetta in ceramica dedicata a San Rocco. Anche la chiesetta di Santa Cristina a Mezzana ha una storia antica (per alcuni fu fondata addirittura nel VIII d.C.), come l’oratorio di San Jacopo a Capezzana, mentre nelle cappella di villa “Le Farnete” a Comeana è addirittura conservato un affresco della scuola del Ghirlandaio. (wf)