Il restauro della Visitazione

Riemergono colori e particolari inediti

Fino ad oggi l’hanno vista in pochi, ma stando alle dichiarazioni rilasciate da Daniele Rossi, l’esperto restauratore alle cui abili mani è stato affidato il capolavoro del Pontormo, sembra che da ora in avanti l’aspetto della “Visitazione” non sarà più quello a cui eravamo abituati. Un’accurata perizia effettuata attraverso una serie di indagini diagnostiche – fluorescenza ai raggi X, riflettografia agli infrarossi, fluorescenza agli ultravioletti – ha infatti dimostrato che i colori originari del dipinto apparivano offuscati e appesantiti dalle ridipinture succedutesi nel corso dei secoli, dalla presenza di resine rimosse solo in parte dai precedenti restauri, ed anche dal passare del tempo che inevitabilmente deposita la sua patina sulle cose del mondo, oltre che deteriorati dalle reazioni chimiche delle vernici e dall’azione dei batteri, nonché dall’aggressione dei tarli che hanno provocato ben 1673 lacune nel supporto ligneo del quadro, che è stato eseguito su cinque assi di pioppo ben tagliate ed incollate con la caseina, come si usava al tempo, e rafforzato da due traverse di larice o di abete.

Secondo Rossi il verde petrolio della veste di Maria doveva essere in origine un azzurro intenso, colore che da sempre viene attribuito alla Madre Celeste, ma dovevano avere un aspetto diverso anche altri elementi presenti nel quadro, dalla pavimentazione su cui poggiano i piedi le quattro donne, agli edifici sullo sfondo, al colore del cielo. A questo proposito pare effettivamente che l’intera cornice ambientale dell’episodio sacro costituisse un unicum cromatico omogeneo, sostanzialmente giocato sui toni del grigio, e che dopo l’intervento di pulitura siano tornati alla luce i colori chiari degli edifici, le pietre sconnesse del selciato, il cielo azzurro solcato da nuvole bianche; ma non è finita: una volta rimosse le pesanti ridipinture, da alcune finestre che sembravano chiuse sono apparsi sulla sinistra della tavola la figura di una donna ed un panno bianco steso ad asciugare, mentre in basso ha addirittura fatto la sua comparsa un asino che era stato completamente occultato dagli interventi effettuati in passato.

L’impressione – ancora non suffragata da un riscontro visivo – è che insomma la “Visitazione” di Carmignano abbia cambiato pelle, anche se non si deve pensare ad un reale stravolgimento del dipinto che ci era tanto familiare, e questo perché un valente restauratore, quale è a tutti gli effetti Daniele Rossi, deve sapersi fermare quando è riuscito ad individuare il giusto punto di equilibrio tra l’aspetto originario di un’opera e l’immagine che di essa si è impressa nella memoria collettiva; si tratta inoltre di calibrare opportunamente l’assottigliamento – e non la rimozione totale – delle vernici che sono state saldamente incorporate dal quadro durante le successive ridipinture, e di togliere in maniera adeguata gli ostacoli che impediscono una corretta lettura dell’opera d’arte; l’obiettivo è ovviamente quello di recuperare un manto pittorico il più fedele possibile all’originale, senza snaturare l’opera d’arte e senza incidere su di essa in maniera traumatica ed irreparabile.

A questo scopo Rossi, professionista di grande esperienza e di fama internazionale, che ha al suo attivo numerosi interventi di manutenzione e restauro sia in Italia che negli Stati Uniti d’America, ha adoperato emulsioni e solventi, pennelli e bisturi, e dopo aver stuccato i fori provocati dagli insetti fitofagi ha pulito la superficie pittorica, consolidato con la tempera alcune zone in cui il colore aveva patito gli effetti del tempo, e infine ha provveduto alla stesura di una particolare vernice dalle capacità protettive e rivitalizzanti. Nel corso del restauro ha pazientemente asportato la patina ambrata che aveva ingiallito tutti gli elementi presenti nel dipinto e che si era accanita particolarmente sulla veste di Santa Elisabetta, che da verde brillante era diventata bruna, ed ha rinvenuto le tracce degli stessi pigmenti utilizzati da Pontormo nella “Deposizione” di Santa Felicita – biacca e azzurrite, ocra gialla e bruna, rosso cinabro e lacca di robbia -, rimarcando l’affinità e stilistica e temporale che lega le due opere.
Tra i diversi esami di laboratorio effettuati, la riflettografia agli infrarossi si è rivelata particolarmente preziosa perché ha permesso di individuare sotto lo strato pittorico un disegno preparatorio a matita, del tutto fedele a quello conservato al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi, riportato sulla tavola grazie al tradizionale impiego della quadrettatura, il quale ha rivelato che l’artista ebbe dei ripensamenti ed effettuò delle correzioni in corso d’opera; tali “pentimenti” hanno interessato i piedi ed i capelli dell’ancella giovane, il velo della Madonna e la mano sinistra di Santa Elisabetta.
L’operazione di restauro è stata possibile grazie al finanziamento del gallerista Fabrizio Moretti, al sostegno della Fondazione di Palazzo Strozzi e all’appoggio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Da Sabato 8 Marzo la “Visitazione” del Pontormo sarà finalmente visibile a quanti si recheranno a visitare la mostra di Palazzo Strozzi, che resterà aperta fino al 20 Luglio e non osserverà giorni di chiusura. L’invito è a non lasciarsi sfuggire questo importantissimo evento, che insieme al capolavoro di Pontormo porta sotto la luce dei riflettori il nome di Carmignano e le sue innumerevoli risorse e bellezze.

Per gentile concessione di
Barbara Prosperi (articolo pubblicato su “Metropoli” il 7 Marzo 2014)