Villa delle Ginestre

Antica proprietà dei Medici a Verghereto

di Daniela Nucci

Villa delle Ginestre (1) si trova il località Verghereto, un piccolo centro del Comune di Carmignano, risalente al XII secolo, posto a circa tre chilometri dal capoluogo e a 304 metri di altitudine, sul Montalbano.

La storica villa si trova alla fine di una strada di campagna in un paesaggio boschivo e campestre di rara bellezza dove regnano armonia e silenzio. Qui il tempo pare essersi fermato. Scendendo le pendici del poggio delle Gabbiane, su un belvedere circondato da un parapetto dove sorge la villa, si può godere il panorama della sottostante vallata coltivata ad olivi e viti, chiazzata qua e là da qualche casa colonica.

La villa, eretta in epoca rinascimentale, è a pianta rettangolare. La facciata, restaurata nell’800, presenta un portale di tipo ottocentesco con cornice bugnata, finestre incorniciate in pietra serena e uno stemma anch’esso in pietra serena, mentre in alto si può vedere un “occhio” (un’apertura rotonda) per dare una migliore illuminazione all’interno dell’edificio. Sul tetto è situato un piccolo campanile a vela del XVIII secolo. Accanto alla villa sorge l’oratorio di S. Francesco costruito nel ’300, ma rimaneggiato tra il XVII e XVIII secolo, attorno al quale si trovano alcuni edifici rurali di antica origine che dovevano far parte del complesso della villa (1).

Il quartierino del Granduca
All’interno della villa non è rimasto molto degli arredi originali. Invece è ancora ben conservato il “quartierino”, ossia tre stanze – spogliatoio, camera e studio – perfettamente affrescate che venivano utilizzate nel periodo in cui la fattoria era di proprietà granducale, per ospitare il granduca nelle visite alla fattoria o altri ospiti illustri che spesso, per motivi di caccia, pernottavano a Villa delle Ginestre. Le spese per tali pernottamenti erano accuratamente annotati dal fattore, che poi provvedeva a farseli rimborsare dallo Scrittoio delle Regie Possessioni di Firenze. Questo tipo di visite erano frequenti soprattutto nel periodo lorenese, perché Leopoldo II amava trascorrere del tempo in villa al punto che, al momento dell’esilio, nel suo libro di memorie “Il governo di famiglia in Toscana”, scrive “addio casa delle Ginestre, ai pensieri amica” (2).

Dai Medici ai Lorena alla società delle Ferrovie meridionali
La storica villa-fattoria delle Ginestre appartenne infatti ai Medici fino all’estinzione della famiglia per poi passare ai Lorena nel 1738. Con l’avvento del Regno d’Italia e l’annessione della Toscana nel 1861, i Lorena se ne andarono appunto in esilio e le loro proprietà furono assegnate alla Casa Savoia. Questa, per far fronte alle molte spese dovute alla creazione del nuovo Stato, vendé molte nuove proprietà. Villa delle Ginestre fu messa all’asta nel 1864; in quell’occasione fu acquistata dalla Società delle Ferrovie Meridionali e poi dalla nobile e ricca famiglia di origini spagnole Nunez Montalvo, già proprietaria della fattoria di Tizzana, di un palazzo sui Lungarni a Firenze, una fattoria a Campi e a una a Roma. Nel 1874 fu comprata da don Dionisio Landini, parroco di Montalbiolo.

I Landini e i Fortini
I Landini erano di Tizzana, dove possedevano alcuni poderi. Don Dionisio aveva un fratello – Gaspero – da cui nacquero Luigi, Serafino e Filomena la quale, sposatasi con un Fortini, chiese la sua parte di eredità della fattoria che diventò alla fine dell’Ottocento – dopo un lungo processo – proprietà dei Landini e dei Fortini.

Luigi morì nel 1918 lasciando 4 figli: Emilio, Giulio, Paolina e Giulia. Emilio e Giulio Landini a loro volta si divisero la proprietà. Nel 1918 i Landini si imparentarono, grazie a un matrimonio con i Migliorini di Signa, famiglia benestante, forse anche nobile. A quei tempi avevano – e tuttora mantengono – belle proprietà a Signa dove ancor oggi risiedono. Nel Ventennio i Migliorini aderirono al fascismo, mentre i Landini furono definiti “bigi” (3), in quanto non si interessarono di politica (forse perché nessuno di loro aveva fatto studi significativi).

Durante il ventennio la fattoria raggiunse i 300 ettari ed ebbe alle proprie dipendenze molti mezzadri. Oggi conta 200 ettari. La parte centrale del terreno della fattoria è di proprietà di Andrea e Luigi Landini, mentre la parte a nord e la parte di Tizzana appartengono ad altri membri della famiglia. I Landini sono la famiglia di proprietari più antica di Carmignano.

Rifugio di sfollati e di tedeschi durante la guerra
In una intervista fatta nel 2013 con Pietro Landini, nonno di Andrea, abbiamo saputo che nel ’44 alloggiarono in fattoria circa 60 sfollati venuti “da tutte le parti”. L’abitazione fu requisita da un gruppo di 30 tedeschi più un ufficiale, nonostante la ferma opposizione del signor Pietro. Gli stessi partigiani venivano a rifornirsi di cibo dai Landini. “I mezzadri non si occupavano di politica – ci dice -. Pensavano solo al lavoro nei campi. Se la famiglia contadina era troppo numerosa gli veniva dato un podere più grande. Lo stato sociale dei contadini dipendeva dalle persone, non dalla ricchezza della terra. I Martini, ad esempio, coltivarono il podere di Citerna dalla fine dell’800 fino all’inizio del ’900 e stavano bene”.

Molti erano i poderi dei Landini: Citerna, Rigoccioli, la Fornace, la Valle, la Casetta, Lilliano, la Palazzina, il Casino, l’Elzana…

La villa-fattoria delle Ginestre a tutt’oggi ha il suo punto di forza nella produzione dell‘olio e del vino. Su un altro fronte è impegnata nell’agriturismo con stanze per gli ospiti all’interno della villa padronale e tre appartamenti ristrutturati.

Note:
1. Montalbano, itinerari storico-naturalistici, edito dal Consorzio Interprovinciale per il Montalbano.
2. Testimonianza di Andrea Landini del 2013
3. Testimonianza di Pietro Landini del 2013