Villa di Capezzana

Dai Bonaccorsi ai conti Contini

di Daniela Nucci

Villa Capezzana – nella frazione di Capezzana – ha origini medievali. Di tale periodo storico resta solo un oratorio dedicato a S. Jacopo (XII sec.) che presenta ancora l’antico rivestimento murario in filaretto di alberese, una torre campanaria e un’abside romanica. L’oratorio presenta sul portale una lunetta ad arco a tutto sesto e in alto un’apertura circolare per dar luce all’interno. La villa di Capezzana è strutturata in diversi edifici. E’ arricchita da un ampio giardino con piazzale ornato da statue settecentesche.

E’ nel 1475 che la costruzione divenne “dimora del signore” grazie al volere dell’allora proprietaria – Monna Nera Bonaccorsi – la quale possedeva anche nove case poderali con relativi impianti viticoli. L’abitazione fu successivamente ampliata nel XVI sec. dai nuovi proprietari – i Cantucci – imparentati coi Medici. Nel 1734 Maria Maddalena Cantucci, sposata al marchese Bourbon del Monte, rampollo di una nobile antica casata toscana, aumentò il numero dei poderi della tenuta, ampliò le dimensioni della cantina e introdusse un metodo amministrativo innovativo i cui documenti si conservano ancora nell’archivio storico della tenuta.

La villa passò quindi alla famiglia Adimari-Morelli. Gli Adimari erano una famiglia fiorentina di antica origine, estintasi nel 1736. I Morelli, provenienti dal Mugello, si trasferirono a Firenze e divennero gli eredi degli Adimari. Fu proprietà poi dei Franchetti-Rothschild (Raimondo Franchetti aveva sposato nel 1858 la baronessa Sara Luisa Rothschild) ed infine dei Contini Bonacossi nel 1920.

Fu il conte Alessandro, senatore, grande antiquario, di ritorno dalla Spagna, ad acquistare la villa di Capezzana con più di centoventi poderi ed una produzione di vino e di olio di grande qualità. Il conte acquistò anche dal marchese Aman Niccolini di Carmignano due fattorie confinanti – il Poggetto e Trefiano – e fece costruire una nuova tinaia dal famoso architetto fiorentino Giovanni Michelucci. Nel 1945 condusse l’azienda Augusto Alessandro, figlio del senatore, al quale si affiancò il figlio Ugo, laureato in agraria, che trasformò la tenuta di Capezzana da conduzione mezzadrile ad azienda moderna.

Ugo Contini Bonacossi lasciò il palazzo di famiglia che possedeva a Firenze sui Lungarni e si trasferì con la numerosa famiglia a Capezzana divenendo un personaggio di spicco della vitivinicoltura italiana e valorizzando in modo eccezionale il vino di Carmignano. Nel 1972 fondò la Congregazione, cioè il Consorzio, dei produttori del vino Carmignano che dal 1932 veniva confuso col Chianti. E’ grazie al suo lavoro e alla fiducia riposta nel vino di queste terre che il vino Carmignano ottenne nel 1975 la Doc e nel 1990 la Docg.
Oggi la direzione della tenuta di 670 ettari, 90 a vigneto e 140 a oliveto, è in mano ai figli del conte Ugo Benedetta, Beatrice, Vittorio e Filippo, oltre ai nipoti Serena, Leone, Gaddo e Ugo.

A Carmignano la cultura del vino è molto antica. La vite vi si coltivava già in epoca etrusca e romana. Si dice che i nomi di alcune aziende viticole derivassero da nomi romani dell’epoca di Silla, periodo in cui la zona fu suddivisa e distribuita ai veterani di guerra. Il toponimo Capezzana deriverebbe dal nome di uno di questi veterani chiamato Capitus. Una pergamena con un contratto di affitto, datata 804 e posta all’ingresso della tenuta di Capezzana, attesta la produzione dell’olio e del vino nella fattoria già 1200 anni fa.