Villa “La Torre” a Montalbiolo

Poco nota, lì si riunì un Consiglio dei ministri

di Daniela Nucci

Nel 1931 l’avv. Giuseppe Rigoli, autore di varie pubblicazioni storiche fra cui alcune riguardanti il Comune di Carmignano, scrisse un libretto intitolato “Montalbiolo”1, una “pittorico villaggio”, come lui lo chiama, posto su un poggio vicino a Carmignano, ove l’avvocato visse nella propria villa padronale detta ” La Torre”.

Scriveva l’avv. Rigoli: “E’ un popolo [Montalbiolo] che conta appena duecento anime. La modesta Chiesetta col Campanile basso e quadrato svettante a scavalca poggio in tanto luminoso orizzonte; ma i pochi casolari sparsi a solatio nella quiete delle ultime pendici orientali del Montalbano tra viti, ulivi, cipressi, chiazzate di castagni, macchie di quercioli, fanno di Montalbiolo un mirabile paese di sereno riposo”.

Dove oggi sorge villa “La Torre” un tempo sorgeva il “podio” di Montalbiolo, un ripiano piuttosto largo protetto da un muro, al cui centro sorgeva una torre circondata da povere capanne. Era, questa località detta la Torre, un luogo di difesa in caso di aggressioni nemiche.

Ospiti illustri: da Bettino Ricasoli a Carducci
Villa “La Torre” ha una lunga storia alle spalle. Di proprietà Pelli nel 1585, passò poi alla famiglia De Petracchi De Mari nel 1650 e da questa fu venduta ai Bettazzi. Nel 1842 questi ultimi la vendettero al dr. Vincenzo Capecchi, professore di medicina presso l’Università di Siena, sindaco di Carmignano per molti anni, che sposò Caterina Camici, vedova del dr. Serresi di Carmignano.

Con la famiglia Capecchi la villa – una semplice ma splendida e ampia dimora toscana – fu arricchita di poderi e case coloniche e diventò celebre per i personaggi che la frequentarono, fra cui Bettino Ricasoli, Giosuè Carducci, Felice Cavallotti, Alfredo Cappellini.

Una figlia dei Capecchi – Sofia – sposò in seconde nozze Silvio Spaventa, illustre patriota, giornalista, deputato al Parlamento napoletano e poi italiano e nel 1860 Ministro ai Lavori Pubblici. Fu precettore dei figli del magistrato Benedetto Croce e zio del filosofo Benedetto Croce. Il matrimonio fra i due avvenne a Carmignano nel 1886.

La dimora estiva di Spaventa, tra i più fidati uomini di Cavour
Silvio Spaventa, nato a Bomba negli Abruzzi nel 1822, fratello del filosofo Bertrando Spaventa, fu un rappresentante della Destra Storica. In gioventù per la sua attività politica antiborbonica (aveva fondato nel ’49 una società segreta) fu condannato a morte, pena poi tramutata in ergasto
lo e infine in esilio perpetuo. Fece sei anni di carcere, poi, fu condannato all’esilio perpetuo. Sulla nave che lo conduceva in America ci fu un ammutinamento e così Silvio Spaventa, dopo esser passato in Irlanda e poi a Londra, raggiunse Torino dove divenne uno degli uomini più fidati del conte Cavour.

La moglie Sofia apparteneva ad un’antica famiglia pistoiese della borghesia liberale che viveva a Carmignano a villa “La Torre”. Sofia era abituata alla frequentazione dei nomi più illustri di quel tempo, politici e intellettuali. Sposata in prime nozze con l’avv. Carlo De Cesare, deputato e senatore del Regno, non ebbe figli. Passava col marito gran parte dell’anno nella villa paterna e negli anni dopo la sua morte era solita invitare nel suo salotto molta gente interessante, fra cui Silvio Spaventa.

Risposatasi nel 1886 con lo Spaventa, trascorreva le vacanze estive col marito nella villa di Montalbiolo. Scrive Elena Croce, nipote del filosofo Benedetto, forse sulla base di memorie familiari, che i coloni della villa “si ricordano ancora la bellezza e la gentilezza dei modi di Sofia”,2oltre all’intelligenza notevole: Sofia infatti sapeva seguire con interesse e competenza le conversazioni politiche che si tenevano nella sua casa carmignanese. La “Signora Sofia”, come era chiamata, era una persona estremamente socievole e semplice e in quell’angolo di Toscana circondava il marito Silvio delle sue cure e del suo affetto e lui la considerò, fino alla sua morte, avvenuta nel 1893, “la donna che dopo una lunga e sconsolata vita di combattimento, gli era stata nella vecchiaia, quasi un raggio di luce”3.

Si racconta che negli anni in cui Firenze fu capitale d’Italia (1865-1870), il Consiglio dei Ministri una volta si fosse riunito a villa “La Torre” presso Silvio Spaventa, allora Ministro ai Lavori Pubblici.

Un tal Rizzotti, nipote di Silvio Spaventa, residente a Firenze, cercò di vendere la villa di Montalbiolo alla famiglia Rigoli di Carmignano, ma questa declinò l’offerta. La villa fu in seguito acquistata da un antiquario di libri che poi la rivendette a un parente dell’ avvocato Rigoli.

Ancora oggi un piccolo museo
Non è una casa, ma un vero e proprio museo, villa “La Torre”, una villa padronale che ha saputo mantenere, grazie all’amore degli ultimi proprietari, tutta l’atmosfera di una dimora borghese dell’Ottocento. Non la ricchezza, ma la sobrietà e la cultura vera trasudano ancora da quei vecchi muri.

Sarebbe interessante che nel futuro una dimora storica come questa, che ha visto la presenza di illustri personaggi della cultura e della politica di fine Ottocento, che con molta probabilità ha dato ospitalità tra le sue mura ad una seduta del Consiglio dei Ministri del Regno, potesse essere valorizzata come sito storico del Comune di Carmignano.

G.Rigoli, Montalbiolo, Prato 1931
2  Elena Croce, Silvio Spaventa, Milano 1969.
3  Giuseppe Rigoli, op. cit. p. 16.