Villa Rigoli

Già dimora dei Niccolini e Venturi

di Daniela Nucci

Nel centro di Carmignano, in piazza Niccolini, si trova una villa – o meglio, una dimora storica – che prende oggi il nome dai suoi attuali proprietari, i Rigoli. La villa ha visto passare tra le proprie mura molte vicende, molta storia, come altre dimore carmignanesi.

Dal XV al XIX sec. la villa appartenne all’illustre casato fiorentino dei Venturi (1). Questa famiglia, che esercitò un forte potere nelle vicende cittadine, possedeva a Carmignano terre, poderi, case e botteghe. Nel XVIII secolo i Venturi, nella persona del marchese Ippolito, erano proprietari di numerosi possedimenti nelle varie frazioni del Comune di Carmignano. Tra questi spiccava una dimora posta nella piazza del capoluogo nel luogo detto “il Prato”, una casa “da fondamenti al tetto cioè una villetta da padrone con orto con tutte le sue ragioni, usi, servitù, abitare e pertinenze e sempre in detta località una casa con bottega, una casa con tutte le sue abiture e appartenenze e una casa con orto e colombaia” (2). Da questa descrizione si evince che la casa padronale dei Venturi confinava con varie case rustiche, anch’esse di loro proprietà.

Ippolito Venturi fu un politico di razza che offrì i propri servigi prima al governo di Ferdinando II che nel 1801 lo nominò senatore e poi a Napoleone che lo fece conte e senatore dell’Impero. Fu un uomo che in diversi settori seppe elevarsi al di sopra del livello medio della società grazie ad idee e interventi estremamente moderni in agricoltura. Molto probabilmente fu lui a commissionare la ristrutturazione della villa e gli affreschi che ancora oggi si possono ammirare. Non avendo figli, adottò Carolina Colon, nipote della moglie, che sposò il marchese Paolo Ludovico Garzoni Venturi. I beni passarono poi a Chiara Garzoni Venturi, maritata Schneiderff e quindi alla figlia Paolina che sposò il marchese Lorenzo Niccolini.

Dai Venturi ai Niccolini: ospite anche il Papa
Così la villa, un tempo Venturi, passò nell’Ottocento a un ramo della famiglia Niccolini3. Questa curò il decoro della villa padronale che dal paese guardava l’aperta campagna e che era di così gran pregio da servire da ospizio nell’agosto del 1857 a papa Pio IX che lì si fermò per ben due volte durante i suoi viaggi per la Toscana.
Pietro Leopoldo Niccolini ebbe 18 figli, fra questi il già citato Lorenzo, oltre a Giuseppe e Luigi, tutti liberali,amanti della libertà, che parteciparono ai moti del 1848 e alla guerra del 1859 per cacciare i Lorena dalla Toscana. Lorenzo e Giuseppe furono decorati con la croce dei Santi Maurizio e Lazzaro e furono ritenuti cittadini benemeriti alla causa nazionale. Giuseppe nella guerra del ’59 proclamò l’indipendenza di Carmignano e in seguito divenne Ministro della guerra del Governo provvisorio della Toscana. Luigi, pittore e intarsiatore, fu volontario nel ’48 e prese parte alla guerra nel ’59. Fu per due volte Sindaco di Carmignano.

Da Lorenzo Niccolini nacque il marchese Ippolito Niccolini, grande e innovativo vitivinicoltore,con notevoli capacità di imprenditore moderno, aperto alle nuove tecniche agricole. Seppe far conoscere il vino di Carmignano in tutta Italia e anche all’estero – Europa e Stati uniti – dando lavoro nelle Cantine Niccolini a gran parte della comunità paesana. Il lavoro nelle Cantine del marchese era senza tosta e, per Carmignano, fonte di benessere e guadagno.

Ippolito Niccolini fu anche un politico di razza, divenendo negli anni sindaco di Carmignano, deputato e senatore del Regno ed infine sindaco di Firenze. Come politico anticipò molto i tempi, dimostrando di avere un concetto nuovo della politica intesa non come occupazione del potere, ma come servizio allo Stato e ai cittadini4. Nella villa furono suoi ospiti lo scrittore Renato Fucini e il Primo Ministro Giuseppe Zanardelli. Con la crisi del 1829 l’industria vinicola del marchese Ippolito, ormai deceduto, subì un colpo fortissimo che la portò al fallimento.

La villa diventa scuola del paese: poi l’acquistano i Rigoli
La villa Venturi – Niccolini fu quindi venduta al Conservatorio di S. Caterina e Istituti Raggruppati di Prato per essere poi utilizzata dal Comune di Carmignano come scuola comunale. Dal 1971 è di proprietà della famiglia Rigoli che ne ha curato il restauro e il consolidamento.

Tre piani e un grande giardino
La residenza, che si sviluppa su tre piani, ha sulle sue mura i segni di epoche diverse. Nell’architrave del portale in pietra, ritenuto opera quattrocentesca, si individuano tre stemmi, il più riconoscibile è quello dei Venturi e sopra a questi lo scudo gentilizio dei Niccolini raffigurante un leopardo attraversato da una banda, sormontato da quattro pendenti con al centro una tiara pontificia e negli spazi laterali due gigli.

La facciata anteriore, in una foto scattata dal marchese Niccolini nel 1887, è protetta da un muro di cinta e presenta, nella piazzetta antistante, diverse alberature piantate da poco, mentre in un’altra foto del 1890 si vede la moglie del marchese, Nina Fierz-Niccolini, proveniente da una ricchissima famiglia svizzera, seduta sui bordi di un’aiuola con due bambini piccoli ed un cane, circondata dalla gente di Carmignano.

La parte posteriore della dimora si affaccia su un giardino. Oggi la facciata è impreziosita da un terrazzo sorretto da colonnine in ghisa circondato da una elegante ringhiera. Da una foto di Ippolito Niccolini, scattata nel 1887, si vedono invece, al posto del terrazzo, due balconi adorni di piante rampicanti – forse gelsomino – a formare una sorta di pergolato e un giardino-campo ricco di alberi da frutto, conche con piante ( limoni?), rosai e un grosso glicine appoggiato ad un muro. Un vero e proprio intrico di verde lasciato allo stato naturale.

Il giardino è stato completamente rifatto ed oggi si presenta con una piccola vasca centrale , alberature e lampioni di ghisa. Purtroppo è stato ridotto, in tempi recenti, in seguito all’inserimento sul lato nord dell’edificio della strada comunale (via di Pontormo), intervento che ha staccato dalla villa anche l’edificio un tempo utilizzato come scuderia e attualmente divenuto civile abitazione.
L’interno della villa, ultimamente restaurato dalla famiglia Rigoli, è ricco di affreschi sui soffitti e di pitture sui muri che raffigurano rovine e prospettive architettoniche del XVIII secolo.

1. G. Carocci, La famiglia Venturi : genealogia, storia, memorie, Firenze 1915.
2. Chetti barni-Giuseppina Carla Romby, Ville, giardini, paesaggi del Montalbano, Pistoia 2011, p. 182.
3. L. Passerini, Genealogia e storia della famiglia Niccolini, Firenze, 1870, pp. 82-87.
4. Daniela Nucci, Battere i’ sasso – Vita e vicende di cavatori e scalpellini di Comeana e Poggio alla Malva ( 1844-1944), Città di Castello 2014, pp. 45-47.