Omaggio al dottor Nencioni

Un medico "di vecchio stampo"

Pietro Nencioni era il medico di famiglia per antonomasia:quello che chiami per un’influenza o questioni più gravi, quando il medico condotto (e poi della mutua) era allo stesso tempo «psicologo, pediatria, ginecologo, assistente sociale, dermatologo, consulente matrimoniale e forse anche veterinario». Pietro Nencioni è stato l’ultimo vero medico condotto di Carmignano: c’era arrivato nel 1938 e vi ha esercitato per quasi quarant’anni. Poi nel 1984 il cancro se l’è portato via. Ecco un ricordo di chi l’ha conosciuto.

di Alessandro Capecchi

I miei ricordi del dottor Nencioni sono ancora abbastanza nitidi – anche se pochi – nonostante sia passato del tempo dalla sua morte.Ho ancora in mente la sua figura eclettica, in apparenza molto professionale, ma in realtà anche umana e cortese, simpatica e rassicurante. Era un medico di “vecchio stampo”, come molti amano ancora definirlo, che esercitava la professione con passione, competenza e rigore, senza limiti di tempo, avvalendosi delle modeste tecnologie professionali del suo tempo. Era molto stimato dai suoi pazienti, con i quali intratteneva rapporti di cordialità, interloquendo con parole di conforto e, a volte, con qualche battuta scherzosa.

I ricordi più diretti e personali sono legati alla mia curiosità di ragazzo quando lo vedevo transitare spesso, per le visite che effettuava, con la sua Fiat 500 di colore nocciola, guidando con molta prudenza, provenendo, nell’arco della giornata, dalle parti più disparate: c’era in me una considerazione di stima e di ammirazione. Quando scendeva dall’auto, con la sua immancabile grande borsa nera, procedeva con passo veloce per raggiungere l’abitazione del malato e, dopo la visita, alla domanda: “Dottore, quanto le devo?” Lui rispondeva: “Una preghiera!”

Le sue visite erano accurate, senza particolari orari di accesso, per cui in alcuni giorni della settimana era possibile recarsi in ambulatorio anche nelle tarde ore serali; infatti, quando, dopo cenato, avevo necessità di recarmi da lui in ambulatorio per visita o certificato medico, lo trovavo ancora in servizio, comprensibilmente stanco, ma sempre efficiente; tanta era la stanchezza che a volte sbadigliava, inframezzando la visita con battute, aneddoti e citazioni.

La mia conclusione, dopo quanto scritto in precedenza, è che con la scomparsa del dottor Nencioni la realtà carmignanese sia diventata più povera, perché una sua parte importante se n’è andata. Rimane il ricordo e l’insegnamento di una persona che sicuramente ha avuto un ruolo di primo piano nella vita del nostro paese, contribuendo non poco a conferire una ricchezza e un’identità umane al tessuto sociale della nostra storia recente, di cui si sta ora avvertendo purtroppo un degrado forse incontrovertibile. Per evitare questo dobbiamo noi carmignanesi prendere lezione dal passato, anche quello più recente, per ridare valore e cultura alla nostra grande comunità di cittadini e alla nostra splendida terra.

(contributo inserito nel libro di Sylva Batisti “Pietro Nencioni e l’arte di curare – una storia di Carmignano” – Piano B Edizioni anno 2012)