I ragazzi di Bogardo Buricchi

La storia dei partigiani dell'11 giugno

Alla Nobel Carmignano, il vecchio dinamitificio che con la sua città-fabbrica si snoda lungo le ultime anse dell’Ombrone prima che si getti in Arno, è legato il fatto più importante della Resistenza a Carmignano, il sabotaggio di un treno carico di esplosivi l’11 giugno 1944 che i partigiani di Bogardo Buricchi fecero saltare in aria sotto il paese di Poggio alla Malva. Di otto morirono in quattro.

Bogardo Buricchi (classe 1920) era originario di una famiglia umile della Serra ed aveva un fratello, Alighiero, più giovane di lui di cinque anni. Entrambi rimasero orfani della madre molto presto, Bogardo continuò gli studi diplomandosi alla scuola magistrale nel 1940 mentre Alighiero iniziò a lavorare in una fabbrica tessile a Prato. Dei due fratelli Bogardo era un’anima raffinata e ribelle. Lavorava come insegnante a Firenze, dove frequentava gli ambienti artistici e grazie all’amicizia con il parroco di Poggio alla Malva, Benvenuto Matteucci, divorava letture e scriveva poesie. Dopo i primi contatti con i partiti politici del C.L.N. fiorentino e pratese fondò alla fine del 1943 la squadra di azione partigiana “I ragazzi di Bogardo”, passata alla storia come la SAP “fratelli Buricchi”.

Della squadra fecero parte, assieme ai due fratelli, Lido Sardi, Bruno Spinelli e Mario Banci, Ariodante Naldi, Ruffo Del Guerra e Enzo Faraoni, tutti nel gruppo impegnato nell’azione dell’11 giugno, ma anche Giuseppe Cardini, Umberto Pinferi, Attilio Bellini, Alberto Moretti, Daniele Gori, Bruno Castagnoli, Rizzieri Buricchi, Emilio Mainardi, Silvano Borchi e Gualtiero Giovannelli.

La squadra organizzava azioni di sabotaggio nei confronti dei Tedeschi, diffondeva stampa e volantini di propaganda antifascista con mezzi molto rudimentali. Nel marzo 1944 la SAP organizzò lo sciopero dei contadini, che si rifiutarono di portare all’ammasso una rata supplementare di grano, ed incendiò l’ufficio per gli accertamenti agricoli del Comune. Nella notte del 30 aprile 1944 Bogardo, Alighiero e Lido issarono la bandiera rossa sulla Torre del Campano di Carmignano, divellendo la scala a pioli nella discesa, così che la bandiera potesse sventolare per tutta la giornata del 1 maggio ed essere visibile alla pianura. Dopo la liberazione di Roma all’inizio di giugno le azioni di sabotaggio furono intensificate, perché la strategia di distruzione dei Tedeschi era orientata contro obiettivi civili e militari. Tra questi c’erano le fabbriche di Prato e nel territorio di Carmignano il polverificio Nobel, che più volte anche gli Americani avevano cercato di far esplodere senza risultato.

Poi venne l’11 giugno 1944. Alcuni giorni prima di questa data otto vagoni, carichi di tritolo, furono lasciati in sosta sul binario morto a cinquecento metri dalla stazione di Carmignano. Appresa la notizia Bogardo si recò alla Catena per chiedere l’autorizzazione ad un sabotaggio al commissario di zona, Loris Cantini. L’autorizzazione non arrivò mai perché quel giorno Cantini era assente, Bogardo rientrò a tarda sera alla Serra dove si fece consegnare da Alberto Moretti una bomba a tempo che gli sarebbe servita per far saltare in aria i vagoni.

Nella notte tra il 10 e l’11 giugno si erano dati in otto appuntamento ad una cava di pietra serena (detta la Cavaccia): Bogardo e Alighiero Buricchi, Lido Sardi, Mario Banci e Bruno Spinelli che arrivarono dalla Serra, Ariodante Naldi, Enzo Faraoni e Ruffo Del Guerra che erano già a Poggio alla Malva. Scesero verso la stazione in due gruppi così da controllare il sentiero: Enzo Faraoni spiombò un vagone, Bogardo e Ariodante salirono sopra i vagoni per mettere la miccia e la bomba a tempo e prelevarono una cassetta di esplosivo che fu consegnata a Bruno Spinelli che risalì il sentiero della cavaccia. Alighiero rimase invece a terra. Gli altri erano rimasti a fare la guardia: lì vicino all’interno del polverificio Nobel c’era infatti una festa di Tedeschi e di Fascisti.

Mentre Bogardo diede il segnale convenuto ci fu la prima esplosione, che coinvolse lui, Faraoni e Naldi, mentre Spinelli fu scaraventato su una roccia dallo spostamento d’aria. Gli altri riuscirono invece a scappare e nonostante le ferite a tornare a casa. Nei paesi circostanti i danni furono notevoli, in particolare a Poggio alla Malva saltarono diversi tetti e finestre. L’esplosione fu sentita anche a Prato, Firenze e Pistoia. Tuttavia non ci furono rappresaglie da parte dei Tedeschi. La linea ferroviaria fu interrotta da una larga voragine provocata dall’esplosione.

Il riconoscimento del valore di questa azione non è stato facile. Per anni ci furono varie richieste, tutte rifiutate. A tutti e quattro i ragazzi morti per la libertà, il

Il 12 giugno 1966 Carmignano e Prato decisero comunque di dedicare loro un cippo alla memoria, a Poggio alla Malva. Il motto inciso sopra, “E ora impara te”, non ha bisogno di commenti. Poi nel 1971, finalmente, arrivò la medaglia d’argento al valor militare e alla memoria per attività partigiana per Alighiero Buricchi ed Ariodante Naldi, che con due successivi decreti del ministero fu assegnata nel 1972 anche a Bogardo Buricchi e a Bruno Spinelli.

Qualche anno prima avevano preso avvio anche le commemorazioni, annuali, volute dal Comune di Carmignano per ricordare il gesto di quei partigiani. Una mostra di fotografie scovate in vecchi cassetti ne ha ripercorso la storia nel 2015. Si parte dagli anni Cinquanta, quando la celebrazione si teneva nel capoluogo e il corteo si inerpicava su vie ancora sterrate fino al cimitero in collina, si passa dagli anni Sessanta, quando la manifestazione si trasferisce a Poggio alla Malva, e si arriva gli anni Ottanta, quando il paese si illumina di fiaccole e mongolfiere.

Nel 1971, finalmente, arrivarono anche le prime medaglie d’argento al valor militare e alla memoria per attività partigiana. Furono conferite con decreto del ministero a Alighiero Buricchi ed Ariodante Naldi. Nel 1972 furono assegnate anche a Bogardo Buricchi e a Bruno Spinelli, gli altri due caduti durante il sabotaggio.

Negli ultimi anni la memoria storica dell’11 giugno 1944 è stata valorizzata grazie anche ad opere artistiche e pubbliche. Nel 2008 è stato girato il film “Ragazzi”, che racconta le vicende della squadra di azione partigiana carmignanese in forma documentaria. Il film è stato realizzato all’interno di due laboratori di recitazione e di sceneggiatura, diretto da Massimo Smuraglia della Scuola di Cinema Anna Magnani di Prato e prodotto dal Comune di Carmignano.

Nel giugno 2016 è stato inaugurato infine nei locali del Circolo A. Naldi di Poggio alla Malva il centro di documentazione sulla Resistenza carmignanese realizzato dal Comitato 11 Giugno. Il centro è organizzato in cinque sezioni, dedicate alla figura di Bogardo Buricchi come partigiano e scrittore-poeta, ai fatti dell’11 giugno, alle commemorazioni, ad altri personaggi della Resistenza carmignanese e a testimonianze materiali della grande esplosione, ritrovate nei terreni adiacenti alla ferrovia. (Valentina Cirri)

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Bibliografia
- Atti della Guardia Nazionale Repubblicana – Distaccamento di Poggio a Caiano, protocollo n. 97, 11 giugno 1944
- Atti del Comune di Carmignano alla prefettura di Firenze, Scoppio di tritolo alla stazione di Carmignano, protocollo n. 2398, 12 giugno 1944
- Anpi di Carmignano e Comitato 11 giugno, L’11 giugno 1944 a Poggio alla Malva – Carmignano, 2015.
- Ricordi di Rizzieri Buricchi, 27 maggio 1954
- Franco Bracaloni, Silvia Venturi, Il Dinamitificio Nobel “Carmignano” di Signa, atti del convegno sull’Area Nobel del 23 giugno 2001
- Rione Bianco, Tutto quello che resta, libretto di presentazione della sfilata ai giurati, Festa di San Michele a Carmignano, 29 settembre 2010.