Ugo Contini Bonacossi

Il conte dei vini che amava l'acqua

Tutti lo conoscono per i superbi vini della Tenuta di Capezzana e per il Carmignano Docg, della cui rinascita è stato negli anni Sessanta un po’ il padre e tra gli artefici, fino all’affrancamento dal Chianti e il ritorno ai fasti e alla celebrità del Settecento. Ma questa è un’ altra storia, solo accennata. Quello che Ugo Contini Bonacossi racconta nell’autobiografia pubblicata nel 2010 –  “Alla scoperta del passato”, edita da “Il Fiore” di Firenze –  sono gli anni della giovinezza,  la guerra sul fronte yugoslavo, Firenze dopo l’8 settembre e  soprattutto l’altra grande passione del conte: quella per l’acqua. Acqua da fermare, acqua da incanalare per irrigare i campi ed alimentare  acquedotti. 

Un ritratto per molti inedito e un racconto di un ragazzo quasi novantenne gustosissimo da leggere, per saperne di più su una delle famiglie di Carmignano più conosciute al mondo: oggi per i vini e ieri per la collezioni di  Alessandro Contini e Vittoria Erminia, i nonni di Ugo, antiquari secondi in Europa solo a Duveen e  che hanno dato vita ad una delle raccolte d’arte più importanti del vecchio continente, in parte donata agli Uffizi.

L’acqua è un po’ il filo conduttore di molte pagine del libro: un’autobiografia molto particolare e non solo perché gli anni della giovinezza e della guerra occupano uno spazio grandissimo,  cento pagine su centro trenta. Particolare  anche per il sovrapporti della memoria di oggi ai diari scritti allora, che aggiungono freschezza e intensità.

L’acqua dunque. Fin da ragazzo Ugo Contini costruiva “dighe”. Si divertiva a farlo in Alto Adige, dove la famiglia passava le estati quando non era a Forte dei Marmi. Ha continuato a farlo più di recente. E quella quella  passione  per venti anni è diventata poi un”attività all’avanguardia, grazie prima a “Il Castoro” e poi “Nuova Castoro”, società che Ugo fondò e diresse insieme a Lapo Mazzei.  

Progettavano laghi collinari. Il primo fu realizzato sul Montalbano (dove la famiglia si era trasferita).  E anche il secondo prese vita sulle colline medicee: il lago di Castagnati che sorge sotto il paese di Carmignano e la cui acqua arriva con una tubatura ancora oggi fino al Poggetto. Ugo in Toscana progettò e costruì anche la diga di Chianciano Terme.  Poi, sempre grazie alla “Nuova Castoro”, i laghi realizzati diventarono centinaia e in giro per tutto il mondo:  in Italia e in Grecia, in un Africa subito dopo l’indipendenza, vuota di turisti e straordinariamente affascinante, e in Sudamerica. Nell’azienda lavorava un scelto gruppo di amici.

Parlavano disinvoltamente una o due lingue straniere. Nell’Italia degli anni Cinquanta e Sessanta erano quasi delle mosche bianche e, anche se il conte Ugo ci sorvola un po’, nei paesi nei quali operarono non svolsero sol una funzione tecnica. Ebbero anche un ruolo diplomatico e di ambasciatori della cultura italiana. Quello che oggi il conte continua a fare con il vino. (wf)